ANDORA RICOSTRUITA - Geometra Mario Vassallo

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"Sul sentiero dei ricordi"
Mario Vassallo


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ANDORA RICOSTRUITA


L’idea seguita è quella di dare una visione, semplicemente ricostruita, dell’Andora del dopoguerra fino ad oggi, lasciando parlare le immagini e la grafica, con il solo supporto scritto di una descrizione schematica, con curiosità e particolari che arricchiscono quanto le fotografie da sole già trasmettono.

ANDORA DI IERI


Come era l’Andora di ieri…! Nei primi decenni del ‘900 si assisteva alla pace e tranquillità in mezzo ai campi coltivati, lavoro faticoso e poche variazioni nel territorio, dovute ad una mancanza di attività edificatoria.


In questo clima lento si è continuato a vivere, senza grosse pretese, sino alla fine dei conflitti mondiali, che hanno segnato l’inizio dello sconvolgimento progressivo, chiamato “boom economico”.

Partiamo dal periodo del dopoguerra: anni ’50.


Non esisteva ancora un vero e proprio nucleo cittadino.

Il territorio, soprattutto nella parte pianeggiante, è rappresentato da campagne coltivate a frutta e verdura con, qua e là, edifici rurali (abitazioni e magazzini) e piccoli manufatti (“baracche”), in genere ricoveri di motori e pompe per il funzionamento di pozzi e sistemi di irrigazione.
Il torrente Merula non è ancora arginato e, verso la foce, permane una zona paludosa: “a sòtta”, il ricordo dell’antica piana, prima della lunga e faticosa opera di risanamento di una valle malsana.

In prossimità del litorale, si organizzano i primi stabilimenti balneari su una spiaggia ciottolosa, esistono ancora (più per poco tempo) i cantieri navali, ci sono le Colonie marine in piena attività e prendono forma i primi campeggi: i precursori dell’attuale turismo stagionale.
Tra i campi passano dei canali di scolo, che in alcuni casi possono essere paragonati a veri e propri fiumiciattoli (la “Dia” - sul percorso dell’attuale via Marco Polo e il “Beùn” - sul percorso dell’attuale via San Lazzaro, con deviazione in confluenza sulla vecchia Dia).
Il mare lambisce per un buon tratto il muraglione costruito a protezione dell’Aurelia (tra il Bastione e l’attuale ingresso del porto) e, quando ci sono le burrasche, spesso lo scavalca prepotentemente, inondando la Strada Nazionale.

Le strade sono sterrate (più per poco) e percorse da biciclette e da carri trainati da animali: presto compaiono sempre più diffuse le macchine, i veicoli a motore in genere e le storiche “Vespe”.

Le case sono molto poche: ogni tanto si incontrano piccoli agglomerati urbani formanti sorte di “rioni” o “quartieri”.


La porzione di territorio collinare è coperta da vegetazione pressoché omogenea, interrotta solo da nuclei edificati sparsi, rappresentati dalle frazioni ancora oggi esistenti, sostanzialmente corrispondenti, sebbene in parte ampliate.

La viabilità è molto semplice, ridotta a poche strade principali, con una rete di percorsi secondari (“stradellìn”) che attraversano campi coltivati, spesso in corrispondenza dei confini tra le varie proprietà.

Nell’uso comune i nomi dei luoghi sono ricavati e derivanti dalle persone che vi hanno avuto legame o da elementi presenti sul posto, di solito discordanti dai nominativi ufficiali attribuiti dalla cartografia.
Tra questi i lotti di terreno delle varie proprietà assumono la denominazione di “tæra de …” o “quaddro de …”, seguite dal nominativo della persona di riferimento.

Le attività commerciali, vere e proprie piccole botteghe attrezzate per lo stretto necessario, trovano posto nei nuclei abitati più grandi, luogo di maggiore affluenza “di massa” e di frequentazione.
Stesso discorso per gli alberghi che si trovano nella zona a ridosso della Strada Nazionale Aurelia o costeggianti la ferrovia, in posizione spostata verso il Ponente della piana.

Il telefono non ha ancora raggiunto le case e per utilizzarlo bisogna andare in alcuni esercizi commerciali che forniscono tale tipo di servizio.
Alla sera si va a vedere al televisione da “Noru”, la trattoria “Cacciatori”, luogo storico di riferimento e di ritrovo.




Il Municipio è collocato a Molino Nuovo e le scuole si trovano “de là da scciùmeia”.


In questa realtà, tipicamente semplice e contadina, la vita scorreva lenta e tranquilla, lontana da fasti e miraggi di facili investimenti ed arricchimenti repentini, ed ancora inconsapevole dall’ondata del turismo di massa e dell’espansione edilizia e commerciale.
L’ambiente, i luoghi, l’ubicazione delle proprietà e la sistemazione urbanistica rimangono pressoché invariate per parecchi anni: in questo periodo cominciano le costruzioni residenziali (e turistiche) nella zona bassa collinare della Pineta (a Levante) e della Pigna e di Rollo (a Ponente): presto sarà “inventata” la zona di Pinamare.
Si tratta di piccoli edifici ad uno o due piani, abitativi ed in zona decisamente panoramica, sebbene non esista ancora l’esasperazione della “vista mare”: quest’ultimo è facilmente visibile anche dalle campagne della piana a quasi un chilometro di distanza.

Dal punto di vista umano le persone si conoscono quasi tutte, direttamente o per aneddoti che oggi chiameremmo pettegolezzi, i quali ne timbrano indelebilmente e caratteristicamente il reale nome e cognome, formando una sorta di indissolubile “nomignolo” che ne segue l’intera esistenza e si estende alla relativa parentela: oggi un modo simpatico ed un po’ insolito di ricordare chi ha calcato il palcoscenico andorese nel passato.
In questo quadro generale, chi abitava in Andora a quell’epoca non era sottoposto ad assistere a mutazioni veloci del territorio e dell’ambiente: tutto avveniva in modo graduale, permettendo quasi un armonico inserimento in quanto già preesisteva, con la possibilità di abituarsi alle novità.
Si aveva così la possibilità di fissare in modo stabile nel ricordo tutta una serie di vicende e di particolari che oggi sembrano quasi avere dell’incredibile, in quanto molte cose cambiano nell’indifferenza o nell’impossibilità di osservare il cambiamento mentre questo avviene.

Il tentativo è quello di provare a ricostruire la situazione “territoriale” di una parte di quella Andora: la zona a Levante del Merula, compresa tra l’attuale via Mazzini, il torrente Merula, il mare e la ferrovia a monte, con vaghi riferimenti anche alla zona oltre il Merula fino al tracciato della ferrovia.
L’identificazione grafica è stata effettuata ricostruendo puntualmente il Catasto dell’epoca, per mezzo di varia documentazione cartografica, mentre i nomi sono stati riportati in base ai ricordi di chi ha vissuto quel tranquillo periodo ed a ricerche anagrafiche.
Purtroppo, essendo passato molto tempo dall’epoca in questione, considerando la complessità dell’idea da realizzare, alcuni ricordi erano molto sfumati ed a volte confusi e, quindi, appare giusto scusarsi per eventuali sviste o imprecisioni eventualmente commesse.

Dagli anni ’50 si sviluppa una crescita urbanistica notevole, con la quale mutano le necessità per nuovi servizi e, quindi, nei decenni successivi si assiste al cambiamento di molte cose, spostando il “cuore” del Comune verso il mare ed accentrando alla Marina il nucleo portante della nuova cittadina rivierasca.

Si assiste così, seppure in periodi diversi a notevoli “spostamenti”, “creazioni” e “mutazioni”:

  • la costruzione di nuovi ponti;





  • si potenzia la capacità ricettiva - turistica, con l’insediamento di nuove e più adatte strutture alberghiere;



"Villa Gemma"

  • la costruzione dell’Autostrada dei Fiori, con lo svincolo in corrispondenza del borgo del Castello;

  • i rii vengono “intubati”, modificandone il corso e rendendoli simili a tubazioni di scolo;

  • la realizzazione di una intricata, sebbene piuttosto razionale, rete di strade pubbliche, tra le quali alcune prendono i nomi da personaggi locali ricordati per il loro valore e sacrificio;




  • il cambio delle denominazioni storiche delle vie di comunicazione principale (la Strada Nazionale Aurelia diventa Strada Statale Aurelia, la Strada Comunale Andora – Stellanello diventa Strada Provinciale n° 13 “Valmerula”);

  • la creazione di nuove scuole elementari e medie (nei vari anni alcuni alunni delle scuole elementari saranno ospitati prima dalle aule ricavate nel Seminario di Santa Matilde, poi in quelle nell’edificio di vicolo Sant’Andrea, mentre quelli delle scuole medie soggiorneranno per breve tempo in uno degli edifici dell’ex Colonia di Milano, già sede di una sezione staccata quale “Recapito” municipale);



  • la creazione di Scuole materne comunali;




  • un po’ ovunque, in mezzo ai giganti fabbricati di nuova realizzazione vengono mantenute aree verdi, spesso attrezzate quali parchi giochi;




  • vengono costruite due nuove Chiese Parrocchiali nel nucleo centrale cittadino: Cuore Immacolato di Maria e Vergine dell’Accoglienza;



  • la sede del Municipio viene spostata da Mulino Nuovo in via Cavour e successivamente ampliata con la sopraelevazione di un ulteriore piano;




  • viene realizzato il porto turistico e la passeggiata mare, con modifica sostanziale delle spiagge e del litorale costiero; in prossimità della foce del Torrente Merula viene creato un terrapieno atto a contenere le mareggiate, in tutela degli unici fabbricati abitati ubicati tra l’Aurelia ed il mare; in seguito la passeggiata mare, originariamente al livello della Strada Statale Aurelia, sarà realizzata sopraelevata e modificata a più riprese, sino a raggiungere l’attuale forma e consistenza;




  • scompaiono le Colonie Marine:

la Colonia dei Poveri;

la Colonia di Cuneo, operante dal 1929 sui terreni e le strutture che appartennero prima alla tenuta della Contessa Maria Esterina Masè de la Roche, figlia del marchese Marco Maglione e poi acquistate intorno al 1920 dal Notaio Ambrogio e dall’Avv. Garelli e trasformate nel Grand’Hotel du Parc, viene cancellata tra il 1975 ed il 1980, facendo posto a tre palazzi: i cosiddetti “palazzi blu”; in tali anni viene modificato anche parte del tessuto urbanistico ed edificato circostante, con la demolizione di antichi fabbricati appartenuti e abitati da vecchie famiglie del posto; tali case erano considerate l’estensione urbana dell’originario nucleo abitato della Marina, comprendente tra l’altro il Bastione e la “ciassetta”; con tali opere di demolizione vengono eliminati anche consistenti tratti dell’antico acquedotto di Mezzacqua, salvando solo le tre arcate recentemente ristrutturate;




la Colonia di Asti, un insieme di vari fabbricati in riva al mare, sorti negli anni ‘20 ed inaugurati nel 1927, nel luogo dove un tempo ebbero vita alcuni dei cantieri navali e dove sostavano i pescatori nelle fasi di sistemazioni delle reti, viene demolita a fine gennaio del 1995, lasciando lo spazio ad un tratto di spiaggia libera ciottolosa come l’originario intero litorale;




la Colonia di Milano (I.N.A.M.), operante dal 1948 su terreni appartenuti ai cantieri navali C.A.L. ed in alcuni fabbricati di antica origine, tra l’altro un tempo utilizzati dai Canonici Regolari Lateranensi, terminerà il proprio operato in tali strutture nel 1963; nel 1976 parte degli immobili sarà acquistata dal Comune di Andora e trasformata in giardini pubblici, oggi noti come Parco delle Farfalle e sede di iniziative turistiche ed ambientali; l’enorme fabbricato, ex Villa Tagliaferro, non più usato e cadente, aspetta di conoscere il proprio futuro;




  • nascono a più riprese, ed in luoghi diversi, gli impianti sportivi (campo da calcio, velodromo, Palazzetto dello Sport);

  • si costituisce la Croce Bianca, servizio importantissimo basato sulla disponibilità personale e sul volontariato; per parecchio tempo la sede sarà ubicata nel Condominio San Damiano, più noto come “Le Colonnine”; in seguito sarà creata l’odierna sistemazione “sull’argine” del Merula;



  • per un certo periodo esiste un cinema “Rossini”, vicino al complesso Ariston ed al distributore di benzina della TOTAL; le proiezioni, spesso visioni per bambini, sono effettuate quasi esclusivamente nel periodo estivo;

  • per breve tempo viene creata una radio, “Radio Riviera 3”, in onda con giochi enigmistici, che mettono in palio premi come una consumazione in locali e pizzerie noti all’epoca;

  • in via del Poggio viene stanziata temporaneamente la sede della Guardia di Finanza;

  • per un breve periodo viene creato un maneggio attrezzato ai piedi della località Cà Bianca, a Levante rispetto alla via San Lazzaro (attuale Condominio “Mida” e “Dailley”, che prendono il nome da due dei cavalli impegnati nella struttura;

  • cessa l’utilizzo e l’esistenza di un acquedotto privato, il quale distribuiva acqua potabile, in alternativa all’acquedotto civico ad un numero di circa 200 utenti, nella zona compresa tra Mezzacqua ed il Villaggio Cà Bianca; costruito nel 1964 è stato funzionante per circa 20 anni, dopodiché è stato inglobato dalla rete civica;


e più recentemente:

  • la Caserma dei Carabinieri viene spostata da via Carminati in via Fontana, mentre la sede della Polizia Urbana passa dalla casa Comunale a via Santa Lucia;

  • via Roma cessa di essere la storica strada centrale con due sensi unici divisi da un’aiuola, diventando area pedonale.




Si tratta di modifiche avvenute in un periodo di circa mezzo secolo, spesso effettuate con tempi lunghi, coinvolgendo e cambiando radicalmente le abitudini degli abitanti e dei frequentatori, adattando o forse stravolgendo i luoghi e le porzioni di territorio interessate: una progressiva modernizzazione in sacrificio delle umili origini di una terra contadina, ormai abbandonata agli sviluppi di ingranaggi in perenne rincorsa e ricerca di un benessere materiale, il quale spesso e troppo volentieri dimentica le tradizioni ed il passato, magari povero ma comunque pieno di dignità e rispetto.
Tra i punti di riferimento di ieri non ci sono più:

  • “ u Noru”, trattoria “Cacciatori”; al suo posto troviamo un giardino ed un distributore di benzina;




  • “Villa Rosetta”, forse una delle costruzioni rurali più vecchie della piana verso mare; ha lasciato il posto ad un Condominio ed una piazza con parcheggi dietro la Chiesa Cuore Immacolato di Maria;




  • “Cà du bagnau”, cioè case Denegri, antichi edifici rurali che rimarranno sulla via A. Doria a testimoniare la loro esistenza dagli inizi del 1900; saranno abbattute negli anni ‘90 per fare il posto al Condominio “URANO”;




  • “Cà da cruxèa”, cioè casa Ravera, per parecchio tempo abitata da Lorenzo Vallarino e, in conseguenza, diventata per il volgo “cà de Luènsu da cruxèa” o “cà de Luènsu” (da non confondersi con la “cà de Luensìn”, situata nella Località Siberia, a nord della regione Frassada); la”cà da cruxèa”, posizionata circa in prossimità sud - ovest dell’incrocio tra via San Lazzaro e via Rattalino, sarà abbattuta alla metà degli anni ‘70 per fare posto alla lottizzazione dello “Zodiaco” e più precisamente alla realizzazione del caseggiato denominato originariamente Condominio “MEDUSA”, oggi “PESCI”; negli ultimi anni di vita, la parete nord del vecchio edificio fu utilizzata come luogo di affissione per i manifesti;




  • “campeggi”, fiorenti zone ricettive per i pionieri del turismo di massa, inserite tra i campi coltivati; sono cambiate molte consuetudini e sono stati sostituiti nei gusti dalle strutture alberghiere e dalle seconde case; l’ultima di queste strutture, il “Camping San Giovanni” resisterà fino al 2004, anno in cui terminerà il proprio operato per essere rimosso in seguito alle necessità dettate alla costruzione della nuova linea ferroviaria;




  • “a sòtta”, luogo palustre in mezzo ai campi coltivati; coperto, riempito e sedime di palazzi e strade;

  • “a Dia” e “u Beùn”, canali di scolo assimilabili a veri e propri rii; ingloriosamente intubato il primo (seppure faccia sentire ancora la sua voce nei momenti di piena, all’esterno del canalone in cemento armato che lo contiene) e parzialmente intubato, interrato e deviato il secondo, tanto da non lasciare traccia e, quasi, memoria del suo passaggio e della sua antica esistenza;

  • “Colonie di Cuneo, di Asti, di Milano, dei Poveri”, enormi caseggiati, complessi edificati destinati ai primi fenomeni di turismo organizzato; sono principalmente rimaste le denominazioni in strutture abbandonate e pericolanti (Colonia di Milano) o spazi aperti per il pubblico uso;

  • “Ciàn de Scàie”,  conosciuto anche come “cruxèa”; vago ricordo di orti e frutteti, oggi occupato quasi totalmente da fabbricati; questo luogo determinava l’inizio dell’abitato del Villaggio Cà Bianca, il preludio residenziale di quello che in futuro sarà rappresentato dalle località Pineta e Pinamare a Levante e Pigna e parte di Rollo a Ponente; la regione Cà Bianca rimarrà per decenni zona di riferimento, per poi essere gradualmente e totalmente dimenticata ed assorbita in un tessuto urbano esteso, mantenendo unicamente la posizione panoramica e rialzata rispetto al centro abitato vero e proprio e l'esclusiva caratteristica residenziale;


 

  • “a cruxèa”, una zona tra gli appezzamenti coltivati, incrocio tra alcune delle vecchie strade; qui in uno spazio piuttosto limitato si incontravano varie strade, formando due incroci:

il primo, verso Ponente, era caratterizzato dall’incontro tra la “strada de Nuxèu” (strada vicinale San Lazzaro) a nord, la “strada du Beùn” (strada comunale del Bastione) a sud e la “strada de Mezègua” (strada comunale di Mezzacqua) a est a ovest; il tutto in prossimità della casa conosciuta come “cà da cruxèa”, la quale verrà demolita per la realizzazione della lottizzazione effettuata dello “Zodiaco”;
il secondo, verso Levante, era caratterizzato dall’incontro tra la “strada da Cà Giànca” (prolungamento della strada vicinale San Damiano) a nord, la “strada da Braia” (strada vicinale del Bastione) a sud e la “strada de Mezègua” (strada comunale di Mezzacqua) da est a ovest;



  • “Binellu”, altro lotto un tempo coltivato, oggi ormai costruito, ricordato da un Condominio che ne riporta il nome, in memoria di gloriosi ritrovamenti archeologici di epoca paleocristiana, conservati nel museo di Albenga, vicino al Battistero ed alla Cattedrale;



  • “a ciassètta”, il luogo di ritrovo delle compagnie di varie generazioni, campo di giochi, passatempi, incontri, avventure, marachelle e ricordi dei bambini e ragazzini di ieri; si ricorda almeno una volta all’anno, con viva partecipazione dell’abitato, in occasione della festa di Santa Rita e della cena a base di “muscoli” (cozze): per il resto pressoché dimenticata e sconosciuta; questo insieme di piccole case, addossate le une alle altre e “difese” dall’imponenza dell’antistante bastione, costituisce l’anima dell’antico borgo della Marina, più volte devastato e saccheggiato dalle incursioni di pirati e corsari e, comunque, sempre coraggiosamente ripopolato e mantenuto vive, fino ad arrivare ai giorni nostri, ristrutturato e rivalorizzato in modo da formare “un’isola” caratteristica dei vecchi tipici borghi marinari, proprio nel cuore del centro urbano moderno;







  • “orti, frutteti, campi coltivati e “zerbi” dei vari contadini e abitanti andoresi”, il territorio e l’ambiente degli anni passati; coperto dall’asfalto delle strade, dal cemento delle costruzioni, dimenticato e sacrificato in favore degli investimenti e dello sviluppo.



Si arriva così all’Andora odierna, costituita come noi la viviamo, edificata in ogni angolo, con l’impegno di salvaguardare l’ambiente come dimostrano alcune iniziativa intraprese e coinvolgenti:

  • l’Oasi del Merula;

  • il Santuario dei Cetacei;

  • iniziative di salvaguardia di specie vegetali in pericolo come il “Giglio di Mare”;

  • la certificazione del Sistema di Gestione Ambientale UNI EN ISO 14001 – certificato di conformità n° EMS – 255;

  • i Sentieri tra storia e natura:

  • la Strada Mandamentale;

  • il Sentiero Botanico di Mezzacqua;

  • la Via Medioevale;

  • il Sentiero delle Orchidee.


Spesso non ci rendiamo conto, razionalmente, dei cambiamenti che si sono succeduti e, solo analizzando i nomi dei luoghi ed i riferimenti tra ieri e oggi, si realizza una diversità totale, rimanendo pressoché invariati i soli ricordi.

 
E come sarà l’Andora di domani?
Si assiste alla continua ricerca delle necessità per il paese e per la popolazione, al tentativo di inquadrare e programmare lo sviluppo di una crescita in funzione di …… ognuno può addurre motivi .….. chissà se veramente ce ne sono: come affermava Giacomo Leopardi “I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto”; forse un po' di spensieratezza e mancanza di razionalità, il non dovere fare a tutti i costi, non guasterebbe . la qualità, la vita ed il territorio.

Promesse ed impegni per chi studia una pianificazione per il futuro,
necessità e doveri per chi amministra il paese,
diritti e speranze per chi vive la vita di ogni giorno su questo suolo,
sogni ed affettuosi ricordi per chi è nato qui,
gratitudine ed ammirazione per la nostra terra,
volontà ed orgoglio di essere andoresi ed appartenere alla nostra cittadina,
tutti insieme perché la nostra Andora possa continuare a vivere
e non sia cancellata su se stessa.

RICOSTRUZIONI FOTOGRAFICHE



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RICOSTRUZIONE FOTOGRAFICA 1



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RICOSTRUZIONE FOTOGRAFICA 2



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RICOSTRUZIONE FOTOGRAFICA 3



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RICOSTRUZIONE FOTOGRAFICA 4



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RICOSTRUZIONE FOTOGRAFICA 5



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RICOSTRUZIONE FOTOGRAFICA 6



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